La crisi delle emittenti locali

La Uil Comunicazioni, il sindacato per il settore telecomunicazioni e televisione, spettacolo e informazione ha diffuso un comunicato stampa puntando l’attenzione sul settore delle televisioni locali e su una loro possibile scomparsa. Il problema sorge a seguito dell’assegnazione dell’utilizzo delle frequenze commissionato dal governo precedente, che penalizzerebbe le realtà locali. Queste infatti si vedrebbero private della possibilità di trasmettere i propri programmi.

tv © On-Air - Fotolia

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Il passaggio dall’analogico al digitale terrestre ha difatti portato innumerevoli vantaggi per chi fruisce del servizio in termini di qualità dell’immagine, incremento del numero di programmi selezionabili, maggiore interazione e una considerevole riduzione dell’inquinamento elettromagnetico. Nuovi canali vengono infatti introdotti grazie alla compressione che la digitalizzazione del formato consente. Un’innovazione tecnologica regolamentata dalla normativa europea, che prevede il passaggio al digitale per tutti gli Stati membri secondo tempistiche stabilite dagli stessi. In Italia la completa digitalizzazione dovrebbe avvenire entro il 2012 e interessare così oltre 20 milioni di abitazioni.

Lo svantaggio per le piccole realtà locali che rappresentano una grossa fetta del panorama televisivo italiano è rappresentato dal fatto che presto dovranno liberare i canali che vanno dal 61 al 69 UHF e cederli, in cambio di un indennizzo statale, ai servizi di comunicazione mobile a banda larga che si sono aggiudicati l’asta del dividendo digitale esterno. Con la riduzione delle frequenze quindi molte televisioni locali non riceveranno le assegnazioni frequenziali che consentirebbe loro la transazione al digitale. La situazione si aggrava ulteriormente considerando anche i tagli dei fondi previsti per il settore dell’editoria e televisivo locale.

La chiusura delle emittenti locali comporterebbe una grande perdita in termini di contributo per la crescita del Paese e per il pluralismo dell’informazione e ci auguriamo che lo sviluppo tecnologico possa andare di pari passo anche con quello occupazionale.

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