A me è capitato quest’estate. Sono tornata a casa per le vacanze, in un centro affacciato sul mar Mediterraneo e con amici ci siamo diretti verso una di quelle spiaggette nelle quali andavamo da bambini. Bene, abbiamo stentato a riconoscere il posto: il mare è talmente avanzato nel corso di un paio d’anni che la spiaggia, un tempo larga e spaziosa, si è ridotta a un sottile filo. Queste tristi esperienze sono la prova tangibile e a portata di tutti dei vari studi in merito all’innalzamento del livello del mare.

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Secondo uno studio internazionale finanziato dalla National Science Foundation lungo la costa atlantica degli Stati Uniti si è registrato il picco più alto di innalzamento del livello degli ultimi due millenni. Dati allarmanti che si ricollegano inequivocabilmente con l’aumento della temperatura del nostro pianeta. Si è dimostrato infatti che il livello del mare è rimasto stabile, negli archi temporali in cui la temperatura stessa della Terra era stabile. In concomitanza invece con i cambiamenti climatici avvenuti nel IX secolo che portarono ad un sensibile innalzamento delle temperature, anche il livello del mare aumentava di circa mezzo millimetro l’anno.
Le prognosi per gli anni a venire non sono molto rassicuranti; si calcola che entro il 2100 il mare innalzerà il suo livello fino ai 190 cm dai 79 cm attuali. Se non verranno prese contromisure drastiche in Italia ad esempio, la città di Venezia, le zone intorno al Po, le aree costiere della Toscana, la Campania, la Puglia e le isole verrebbero sommerse del tutto o in parte delle acque. Lo scioglimento dei ghiacci potrebbe portare a scenari catastrofici, anche se l’innalzamento si fermasse ai 50 cm l’impatto sull’ambiente sarebbe preoccupante, con il verificarsi di alluvioni e inondazioni.