Ambiti da collezionisti da tutto il mondo, ammirati in vari musei e fonti di ispirazione per le nuove leve, i pezzi dei designer italiani si contraddistinguono per una longevità e una forza transgenerazionale senza pari. Condensare in poche righe la storia del design di Casa nostra è operazione pressoché impossibile. Varie epoche si sono succedute, grandi nomi alternati e stili, forme, pensieri nuovi hanno commistionato i precedenti.

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Ci soffermeremo allora brevemente su alcuni tra i personaggi che nei primi anni Ottanta diedero linfa vitale a quella corrente artistica e concettuale definita Postmodernismo. Nel 1981 venne fondato a Milano il Gruppo Memphis da un’idea di Ettore Sottsass, designer di origine austriaca di fama internazionale e marito della compianta Fernanda Pivano (che tra le innumerevoli attività tradusse per prima in italiano l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters).
Sottsass, grazie all’aiuto dell’amico e proprietario di Artemide, Ernesto Gismondi diede vita al gruppo che annoverò architetti e designer italiani ed internazionali. Ricordiamo tra questi Matteo Thun, Michele de Lucchi, Aldo Cibic, Barbara Radice, Andrea Branzi, Martine Bedin, George J. Sowden. Il Gruppo presentò al Salone del Mobile di Milano del 1981 55 pezzi, caratterizzati da un’ispirazione audace, libera dai tecnicismi, in cui materiali diversi si incontravano e i colori esplodevano in un trionfo per la vista. Le intenzioni del fondatore e degli artisti coinvolti andavano proprio nella direzione opposta al rigore e al minimalismo di un certo design anni Settanta, proponendo stilemi proprio della Pop Art e dell’Art Deco. Il gruppo si sciolse poi nel 1988, anche se negli anni successivi vennero presentate altre collezioni con il nome Meta Memphis.